La Gabbia d'oro. Undicesimo Capitolo. Un uomo per bene
L’infanzia di Giovanna era fatta di stanze grandi e silenzi sottili. La casa era luminosa, ordinata, sempre troppo perfetta. Angelica la chiamava una “casa piena d’amore”, e forse lo era davvero, ma Giovanna cresceva con la sensazione che mancasse qualcosa che nessuno sapeva nominare. Aveva tutto ciò che una bambina poteva desiderare: libri, vestiti nuovi, giochi scelti con attenzione. Maurizio la accompagnava a scuola ogni mattina, le stringeva la mano davanti al cancello come se temesse che il mondo potesse portargliela via. Angelica le preparava merende curate, le faceva trecce perfette, le insegnava a stare composta. Eppure Giovanna si sentiva sola. Non una solitudine rumorosa, ma una presenza costante, educata, che sedeva accanto a lei come un’ombra. Non sapeva spiegare perché. Non aveva parole per dire quel peso leggero sul petto, quella sensazione di essere diversa anche quando nessuno glielo faceva notare. A scuola osservava gli altri bambini parlare delle somiglianze...







