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Chi salva vite, non le minaccia

Un uomo di 27 anni, che lavora come operatore sanitario — quindi una persona che per professione si prende cura degli altri, li assiste, li tutela — aggredisce qualcuno per ottenere un parcheggio. La situazione degenera fino al punto di usare l’auto come strumento di minaccia, tentando perfino di investirlo. La persona aggredita,  decide di rivolgersi alle forze dell'ordine. Compie un gesto che dovrebbe essere normale in una società civile: affidarsi alle istituzioni. Eppure ciò che colpisce forse ancora di più non è soltanto la violenza del gesto, ma quello che accade dopo. Invece di riconoscere la gravità dei fatti, i genitori di quest’uomo scelgono di giustificarlo. E come se non bastasse, gli regalano un’auto nuova. Ed è qui che la vicenda smette di essere una semplice lite per un parcheggio. Quello che emerge davvero è altro: il rapporto con la rabbia, con il limite, con la responsabilità. Fa riflettere che una persona adulta, di 27 anni, arrivi a trasformare una frustraz...

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