Le notti di Maurizio. Quartodicesimo capitolo. Un uomo per bene
Maurizio non dormiva più. O meglio, dormiva a tratti, in frammenti spezzati da incubi che tornavano sempre uguali, con variazioni crudeli. In quei sogni Giovanna aveva sei anni, poi tredici, poi un volto indefinito che non riusciva mai a riconoscere del tutto. Ma c’era sempre lo stesso finale: lei che si allontanava, voltandosi solo un istante, prima di scomparire. Si svegliava sudato, il cuore in gola, con un nome sulle labbra che non riusciva a dire ad alta voce. Giovanna. Durante il giorno, cercava di controllarsi. Di essere il padre giusto. Presente, stabile, affidabile. Ma dentro, qualcosa si stava incrinando. La scoperta di Kiev non aveva aperto solo una ferita in sua figlia: aveva riattivato tutte le sue. Maurizio non si era mai sentito davvero sicuro. Non come uomo, non come padre. L’adozione era stata una vittoria sull’impotenza, sul senso di fallimento che l’ospedale gli aveva inciso addosso. Giovanna era diventata, senza che lui se ne rendesse conto, la prova vive...








