Ognuno dà all'altro cio che è
L’idea centrale è che le persone offrono al mondo ciò che portano dentro:
chi è sereno tende a dare serenità
chi è generoso dà attenzione, tempo, amore
chi è amareggiato o ferito spesso restituisce durezza, chiusura o rabbia
Non si tratta di una scelta sempre consapevole: diamo quello che siamo, prima ancora di quello che vorremmo essere.
Lettura psicologica
Dal punto di vista psicologico, la frase richiama il concetto di proiezione: emozioni, valori e conflitti interni vengono riversati sugli altri. Per questo lo stesso evento può generare reazioni totalmente diverse in persone diverse.
Lettura etica ed emotiva
È anche un invito alla comprensione:
se qualcuno ferisce, forse sta parlando delle proprie ferite
se qualcuno ama bene, è perché ha imparato (o ricevuto) amore
Non giustifica i comportamenti negativi, ma aiuta a capirne l’origine.
Implicazione personale
La frase può essere letta come una domanda implicita:
Che cosa sto dando agli altri?
E questo cosa dice di me, oggi?
In questo senso diventa uno strumento di crescita: cambiare ciò che diamo passa dal cambiare ciò che siamo.
“Ognuno dà ciò che è” nelle relazioni
Nelle relazioni intime (amore, amicizia, famiglia) non diamo solo gesti o parole: diamo il nostro mondo interiore.
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Chi ha sicurezza emotiva tende a dare presenza, ascolto, stabilità
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Chi porta paura dell’abbandono può dare controllo o dipendenza
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Chi non si sente degno d’amore spesso dà poco, o si ritira
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Chi è in pace con sé stesso dà libertà, non possesso
Spesso i conflitti nascono proprio qui: ci aspettiamo dall’altro qualcosa che lui non può dare, perché non lo ha dentro.
Amare non significa riempire i vuoti
Questa frase ci ricorda una verità scomoda:
nessuno può offrire amore sano se non ha lavorato sul proprio dolore.
Per questo:
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non sempre “non ti ama abbastanza”
-
a volte è “non sa amare meglio”
E allo stesso tempo vale per noi: ciò che diamo in una relazione è uno specchio di ciò che siamo in quel momento della vita.
Un messaggio di responsabilità (non di colpa)
“Ognuno dà ciò che è” non serve a giudicare, ma a responsabilizzare:
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se do rabbia → forse dentro c’è rabbia
-
se do distanza → forse ho paura
se do amore autentico → probabilmente ho fatto pace con me stesso
Una frase che protegge
Capita anche l’altro lato: capire questa frase aiuta a non prendere tutto sul personale.
A volte ciò che ricevi parla più dell’altro che di te. In chiave filosofica, “Ognuno dà ciò che è” tocca alcuni dei nuclei più profondi del pensiero occidentale.
1. Filosofia antica: l’essere prima dell’agire
Aristotele
Per Aristotele l’agire segue l’essere.
Le azioni non nascono dal caso, ma dal carattere (êthos), che si forma nel tempo.Non compiamo azioni buone per caso: siamo giusti perché agiamo giustamente, e agiamo giustamente perché siamo diventati tali.
“Ognuno dà ciò che è” significa quindi: il dono è l’espressione del carattere.
Una persona virtuosa non può che dare virtù, perché quella è la sua forma di essere nel mondo.
2. Stoicismo: nessuno può dare ciò che non possiede interiormente
Seneca ed Epitteto
Per gli stoici il vero possesso è interiore: saggezza, equilibrio, libertà emotiva.
Seneca scrive che:
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chi non è in pace con sé stesso non può portare pace agli altri
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chi è schiavo delle passioni diffonde inquietudine
Dunque:
Il dono non è un gesto esterno, ma una trasmissione dello stato dell’anima.
Se l’anima è confusa, il mondo attorno ne risente.
3. Agostino: l’amore rivela chi siamo
Sant’Agostino lega l’essere all’amore:
“Amor meus, pondus meum”
Il mio amore è il mio peso, ciò che mi muove.In questa prospettiva:
-
diamo ciò che amiamo
-
e ciò che amiamo rivela ciò che siamo
Se amo il possesso, darò controllo.
Se amo il bene, darò cura.
4. Filosofia moderna: l’interiorità che trabocca
Spinoza
Per Spinoza ogni essere tende a esprimere la propria essenza (conatus).
Quello che “diamo” agli altri non è volontarismo morale, ma:
l’espansione naturale di ciò che siamo
Gioia genera gioia, paura genera paura.
Non per scelta etica, ma per necessità ontologica.
5. Erich Fromm (ponte tra filosofia e psicologia)
Fromm distingue tra:
-
amore come bisogno
-
amore come capacità
E scrive chiaramente:
“L’amore è un’attività, non un affetto passivo”
Ma può esserlo solo se la persona è maturata interiormente.
Altrimenti ciò che si dà non è amore, ma dipendenza, controllo, richiesta.Qui “ognuno dà ciò che è” diventa quasi una legge esistenziale.
6. Sintesi filosofica
La frase, in fondo, afferma questo:
Non siamo ciò che promettiamo,
siamo ciò che doniamo spontaneamente.E il vero lavoro etico non è “dare di più”,
ma diventare di più.-


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