Nascondersi dal mondo. Ottava parte ( Un uomo per bene)
Giovanna lo trovò nel cortile dell’azienda, con le maniche della camicia arrotolate e l’aria stanca di chi aveva passato ore alla guida. Antonio stava pulendo la macchina con gesti lenti e precisi, appena rientrato da un lungo tragitto per conto di un imprenditore importante. Quando alzò lo sguardo e la vide lì, il volto gli si illuminò.
«Che ci fai qui?» chiese, sorridendo.
Giovanna non rispose. Gli si avvicinò in punta di piedi e, approfittando dell’assenza di chiunque nei dintorni, gli rubò un bacio veloce, dolce, pieno di promesse. Il cuore le batteva forte, soprattutto perché erano a pochi passi dalla bottega alimentare di zio Maringlen, dove chiunque avrebbe potuto vederli.
Lei rimase ad aspettarlo fino alla fine del turno. Non aveva fretta di tornare a casa da sola. Voleva rientrare con lui, sentiva il bisogno di stargli vicino. E, nel profondo, aveva ancora quella paura silenziosa che Silvia potesse intromettersi di nuovo.
Quando uscì, era già buio. Camminarono insieme, parlando poco, tenendosi per mano. Arrivati nei pressi della chiesa madre, si fermarono dietro l’edificio, in un angolo appartato, lontano dagli sguardi. Non rimasero lì a lungo.
All’improvviso Giovanna vide una figura familiare avanzare lungo la strada: suo padre, Maurizio.
«Antonio… è mio padre,» sussurrò, impallidendo.
Non ci pensarono due volte. Iniziarono a correre, il fiato corto, il cuore in gola, finché non si rifugiarono dentro la chiesa. Ma proprio mentre cercavano di riprendersi, entrarono anche zio Maringlen e, poco dopo, il parroco, Don Rosario.
Presi dal panico, si infilarono nella sacrestia. Con il respiro ancora affannoso, spiegarono tutto al parroco: la corsa, la paura, l’amore che li aveva messi nei guai. Don Rosario li ascoltò sorridendo.
«Eh… è l’amore,» disse piano. «Quando arriva, fa fare follie.»
Indicò uno sgabuzzino poco distante. «Nascondetevi lì. Non muovetevi e non fate rumore finché la messa non finisce.»
Chiusa la porta, il mondo sembrò spegnersi. Nello spazio stretto, Giovanna e Antonio si guardarono negli occhi, trattenendo le risate, l’adrenalina ancora addosso. Le loro mani si cercarono, i baci tornarono, più lenti, più intensi, carichi di tutto quello che non potevano dire ad alta voce.
Fu un momento sospeso, fatto di respiri trattenuti, di emozioni che si intrecciavano nel buio. Il resto del mondo era fuori. Lì dentro c’erano solo loro.
Quando la voce del parroco iniziò a riecheggiare nella chiesa, Antonio guardò Giovanna come se fosse l’unica cosa vera. Lei capì quello sguardo. Sorrise. E in silenzio, si strinsero ancora di più, lasciando che quell’intimità restasse solo loro.


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