Silvia. Settima parte ( Un uomo per bene)


Con il passare dei giorni, Giovanna e Antonio diventavano sempre più uniti. Ogni messaggio, ogni incontro rubato, ogni sguardo condiviso rendeva il loro legame più profondo. Stavano imparando a conoscersi davvero, con entusiasmo e delicatezza, come chi ha paura di rompere qualcosa di prezioso.

Ma proprio quando tutto sembrava andare nel verso giusto, arrivò Silvia.

Silvia era una ragazza sicura di sé, diretta, con uno sguardo che non aveva paura di fermarsi troppo a lungo su Antonio. Lo aveva notato subito. E, senza troppi giri di parole, aveva deciso di farsi avanti. Antonio se ne accorse quasi subito. Lei gli scriveva spesso, cercava una scusa per parlargli, per attirare la sua attenzione.

Antonio non ricambiava. Rispondeva con educazione, a volte con distacco, altre con silenzi che sperava fossero abbastanza chiari. Ma Silvia non si fermava. E quando lo vedeva insieme a Giovanna, il suo atteggiamento cambiava. Gli sguardi diventavano più intensi, le parole più allusive.

Giovanna sentiva quella presenza come una fitta costante. All’inizio cercò di ignorarla, di fidarsi di Antonio. Ma ogni messaggio che arrivava sul suo telefono, ogni sguardo di Silvia quando erano insieme, alimentava un’inquietudine nuova. Una gelosia che non aveva mai provato prima, perché mai prima aveva tenuto così tanto a qualcuno.

Una sera, la tensione esplose.

Giovanna incontrò Silvia per caso, e quella volta non riuscì a restare in silenzio. Le parole uscirono di getto, cariche di emozione.

«So che ti interessa Antonio,» disse, senza girarci intorno. «Ma lui è con me. E non è giusto continuare così.»

Silvia la guardò sorpresa, poi sorrise appena. «Io non sto facendo niente di male.»

«Forse no,» rispose Giovanna, con la voce che le tremava appena. «Ma io sì. Perché tengo a lui. E ti chiedo di rispettarlo. Di rispettarci.»

Ci fu un momento di silenzio. Silvia abbassò lo sguardo, poi annuì, senza aggiungere altro.

Quando Giovanna raccontò tutto ad Antonio, lui la ascoltò in silenzio. Poi le prese le mani.

«Non dovevi affrontarla da sola,» disse piano. «Ma grazie per aver difeso quello che siamo.»

Giovanna lo guardò negli occhi. «Avevo paura di perderti.»

Antonio la strinse a sé. «Non mi stai perdendo. Sto scegliendo te.»

Quella sera capirono che amare non significava solo condividere momenti belli, ma anche affrontare insieme le difficoltà. E anche se le crepe facevano paura, erano proprio quelle a rendere il loro legame più vero.

La voce di Giovanna continuava a rimbombarle in testa anche ore dopo. Non era stata una scenata urlata, ma era stata diretta. Troppo diretta, forse. Quando se ne andò, sentì addosso un peso nuovo: non solo la gelosia, ma il dubbio di aver oltrepassato un limite.

La notizia arrivò presto ad Antonio.

Silvia gli scrisse quella sera stessa. Non con rabbia, ma con un tono ferito. Gli raccontò dell’incontro, di come si fosse sentita messa alle strette, umiliata. Antonio lesse il messaggio più volte, con un nodo allo stomaco. Non perché provasse qualcosa per lei, ma perché non gli piacevano i conflitti. E soprattutto non gli piaceva l’idea che qualcuno potesse soffrire per colpa sua.

Chiamò Giovanna.

Lei capì subito che qualcosa non andava. Il suo tono era calmo, ma distante.

«Silvia mi ha scritto,» disse lui. «So che volevi proteggere quello che abbiamo… ma così è diventato più complicato.»

Giovanna abbassò lo sguardo. «Avevo paura,» ammise. «Paura che tu potessi stancarti. Paura che lei fosse meglio di me.»

Quelle parole colpirono Antonio più di qualsiasi accusa. Si rese conto, forse per la prima volta, di quanto Giovanna fosse vulnerabile dietro quella forza che mostrava.

«Non dovevi affrontarla tu,» rispose piano. «Avrei dovuto farlo io.»

Il giorno dopo, Antonio cercò Silvia. Le parlò con chiarezza, senza durezza ma senza ambiguità. Le disse che era innamorato di Giovanna, che non avrebbe continuato a scriverle, che non voleva alimentare false speranze. Silvia ascoltò in silenzio. Non rispose subito. Ma qualcosa, finalmente, si spezzò.

Per Giovanna, invece, le conseguenze furono più interiori.

Si sentiva in colpa. Non per aver difeso il suo amore, ma per aver lasciato che la paura guidasse le sue azioni. Temette di aver deluso Antonio, di aver mostrato una parte di sé che non le piaceva.

Si rividero qualche giorno dopo. Non fu un incontro leggero. Camminarono a lungo prima di parlare.

«Non voglio essere così,» disse Giovanna a un certo punto. «Non voglio controllarti. Voglio fidarmi.»

Antonio si fermò. Le prese il viso tra le mani. «E io voglio scegliere te ogni giorno. Ma dobbiamo imparare a farlo insieme.»

Quella difficoltà non li allontanò. Li costrinse a guardarsi meglio, più a fondo. Capirono che l’amore non è solo passione e complicità, ma anche confronto, responsabilità, crescita.

La scenata aveva lasciato segni.
Ma aveva anche insegnato qualcosa.

E a volte, è proprio da lì che un amore inizia a diventare adulto.

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