Il tuo profumo. Sesta parte ( Un uomo per bene)
Si incontrarono un’altra sera, senza programmi precisi. Solo la voglia di rivedersi, di capire se quella scintilla accesa la prima volta era ancora lì. Bastò uno sguardo per confermarlo.
Salirono in macchina e iniziarono a guidare senza meta, con la musica bassa e le parole che uscivano piano, come se non volessero rompere qualcosa di fragile. Ogni tanto ridevano, ogni tanto restavano in silenzio, ma era un silenzio pieno, comodo.
Antonio parcheggiò in un punto appartato, lontano dalle luci della città. Il cielo era scuro, punteggiato di stelle, e dentro l’abitacolo l’aria era carica di emozioni trattenute troppo a lungo. Giovanna appoggiò la testa sulla sua spalla, sentendo il calore del suo corpo. Antonio intrecciò le dita alle sue, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
«Restiamo un po’ così,» disse lei sottovoce.
E rimasero.
La notte scorreva lenta, il tempo sembrava fermarsi. I baci arrivarono piano, senza fretta, sempre più profondi, più veri. Non c’era bisogno di parole. C’era solo il desiderio di appartenersi, di restare lì, protetti da tutto il resto.
Decisero di non tornare subito a casa. Rimasero in macchina, avvolti l’uno nell’altra, lasciando che l’intimità crescesse da sola, fatta di carezze, sospiri, pelle che si cercava. Non serviva altro. Era abbastanza.
Dalla radio arrivarono le note di De Palma con la canzone Il tuo profumo:
Quando finalmente si addormentarono, stretti, con la città che dormiva intorno a loro, Giovanna pensò che non ricordava l’ultima volta in cui si era sentita così al sicuro. Antonio, con gli occhi chiusi, sorrise senza rendersene conto.
Quella notte non fu solo passione.
Giovanna rientrò a casa in punta di piedi, cercando di non fare rumore. Era tardi, più tardi del solito. Ma bastò varcare la soglia perché la voce di suo padre la fermasse.
Giovanna si girò lentamente. Aveva ancora addosso quel sorriso difficile da nascondere, leggero, quasi sospeso. Inventò una scusa semplice, parlò di un’amica, di una passeggiata che si era allungata più del previsto. Suo padre la ascoltava, annuiva, ma la guardava con attenzione.
C’era qualcosa di diverso.
Non era solo l’orario. Era il modo in cui teneva le spalle, lo sguardo più luminoso, il respiro calmo. E poi quel profumo. Un profumo nuovo, che non le aveva mai sentito addosso prima. Suo padre non disse altro, ma capì che quella non era una sera come le altre.
Dalla cucina, sua madre Angelica osservava la scena in silenzio. Incrociò lo sguardo della figlia e sorrise appena. Aveva capito. Non fece domande. A volte l’amore va rispettato anche nel silenzio.
Giovanna si chiuse in camera, si infilò sotto le coperte con il telefono già in mano.
Dall’altra parte della città, Antonio era rientrato da poco. Anche lui a letto, anche lui sveglio. Le scrisse quasi subito.
Il cuore di Giovanna fece un salto.
Le parole iniziarono a scorrere, una dopo l’altra. Si raccontarono quello che avevano sentito: la paura, il desiderio, la sensazione di essere finalmente nel posto giusto. Giovanna esitò un attimo, poi scrisse.
Antonio rimase in attesa, il telefono stretto tra le mani.
Ci fu una pausa. Poi la risposta.
E sotto le coperte, nel silenzio delle loro stanze separate, si sentirono incredibilmente vicini.


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