Una volta ancora. Nona parte ( Un uomo per bene)
Il suono lontano dei canti annunciò che la messa stava per finire. Giovanna fu la prima a rendersene conto. Alzò lo sguardo verso Antonio, gli occhi ancora lucidi, il respiro che piano piano tornava regolare.
«Sta finendo…» sussurrò.
Si rivestirono in fretta, aiutandosi l’un l’altra con gesti teneri e impacciati, trattenendo qualche sorriso nervoso. Ogni rumore sembrava amplificato, ogni passo fuori dallo sgabuzzino un possibile pericolo. Quando furono pronti, rimasero lì, immobili, ascoltando.
Il parroco non era ancora tornato.
Lo spazio era stretto, l’aria tiepida. Per scaldarsi, si avvicinarono ancora di più. Antonio le passò un braccio intorno alle spalle, Giovanna appoggiò la testa sul suo petto, sentendo il battito lento e sicuro. Non parlavano. Si coccolavano in silenzio, come se il tempo avesse deciso di concedergli ancora qualche minuto.
In quello sguardo che si cercava c’era tutto: amore, fiducia, un segreto condiviso che li avrebbe legati ancora di più.
Finalmente la porta si aprì piano. Don Rosario comparve con un sorriso sereno, quasi divertito. Li guardò un istante, poi annuì.
«Mi sembra che stiate bene,» disse. «E questo è ciò che conta.»
Giovanna arrossì, Antonio lo ringraziò con un filo di voce. Prima di uscire, entrambi gli strinsero la mano, riconoscenti per quella protezione silenziosa che non avrebbero mai dimenticato.
Fuori, l’aria della sera li accolse come un respiro nuovo.
Salirono sulla macchina di Antonio e iniziarono a girare senza meta, lasciandosi trasportare dalle strade vuote e dalle luci lontane. Antonio guidava con una mano sul volante, l’altra intrecciata a quella di Giovanna. Lei cantava, rideva, si avvicinava a lui ogni volta che il ritornello partiva.
La radio trasmetteva Una volta ancora di Fred De Palma, e loro la cantavano a squarciagola, senza vergogna, come se il mondo intero non potesse sentirli.
La macchina era ferma, parcheggiata in una strada silenziosa. La musica era finita da poco, lasciando spazio a un silenzio diverso, più profondo. Antonio teneva ancora la mano di Giovanna, ma sentiva che qualcosa in lei stava cambiando. Era più pensierosa, lo sguardo perso nel buio oltre il parabrezza.
«Antonio… c’è una cosa che non ti ho mai detto.»
La sua voce era calma, ma fragile.
Lui si voltò verso di lei, senza interromperla. Le strinse la mano un po’ più forte.
«Io non sono la figlia biologica di Maurizio e Angelica,» disse. «Mi hanno adottata quando avevo cinque anni.»
Antonio rimase in silenzio, lasciandole tutto lo spazio di cui aveva bisogno.
«I miei genitori erano di Kiev,» continuò. «Mi volevano bene, ma non avevano nulla. Non riuscivano a mantenermi. Così mi hanno lasciata in un orfanotrofio, sperando in un futuro migliore per me.»
Giovanna prese un respiro profondo.
«Lì non è stato facile. Ero piccola, diversa. I ragazzi più grandi mi prendevano in giro, a volte mi facevano del male. Mi sentivo sola, invisibile. Pensavo che quello fosse tutto quello che mi aspettava.» Antonio sentì il petto stringersi. Avrebbe voluto dire qualcosa, ma capì che la cosa più importante era ascoltare.
«Poi un giorno mi dissero che sarei partita. Non sapevo neanche dove fosse l’Italia. Avevo paura. Ma quando ho visto Maurizio e Angelica…»
La voce le tremò appena. «Mi hanno guardata come se fossi già loro figlia. E in quel momento ho capito cosa fosse l’amore.»
Antonio si avvicinò lentamente e la strinse in un abbraccio profondo, protettivo. Giovanna chiuse gli occhi, appoggiando la fronte sulla sua spalla.
«Loro mi hanno salvata,» sussurrò. «Mi hanno insegnato a fidarmi di nuovo. Ma certe ferite restano… e io avevo paura che, se avessi saputo tutto questo, mi avresti vista diversa.»
Antonio la scostò appena per guardarla negli occhi.
«Ti vedo più forte,» disse con voce ferma. «E più vera. Grazie per avermelo raccontato.»
Giovanna sorrise, con gli occhi lucidi.
Quella notte non aggiunsero altro. Non ce n’era bisogno.
La verità li aveva avvicinati più di qualsiasi promessa.
E nel silenzio della strada, capirono che l’amore vero nasce quando qualcuno sceglie di restare, anche dopo aver ascoltato tutto.


Commenti
Posta un commento