Tre puntini sullo schermo. Quarta parte ( Un uomo per bene )
Era quasi mezzanotte quando Giovanna appoggiò il telefono sul comodino. Le luci erano spente, la stanza illuminata solo dallo schermo acceso del computer, finalmente sistemato. Sorrise al pensiero: ironia della sorte.
Prese il telefono di nuovo in mano. Lo sbloccò. Un nome le attraversò la mente, come se fosse già lì ad aspettarla. Antonio.
Aveva il suo numero. Glielo aveva dato suo padre “per ogni problema col pc”. Un problema, in realtà, non c’era. Ma il cuore le batteva forte lo stesso.
Scrisse. Cancellò. Riscrisse.
Giovanna:
Ehi… scusa se scrivo a quest’ora. Volevo solo dirti che il pc funziona perfettamente 😊
Passarono pochi secondi. Poi quei tre puntini comparvero sullo schermo. Il cuore le saltò in gola.
Antonio:
Nessun disturbo. Anzi… sono contento 😊
Giovanna si morse il labbro, sdraiandosi sul letto.
Giovanna:
Sei ancora sveglio?
Antonio:
Sì. Stavo pensando a oggi, in realtà.
Lei si fermò un attimo, il sorriso che le scaldava il viso.
Giovanna:
Davvero?
Antonio:
Già. Casa vostra è… piena di energia. E tu balli anche quando non te ne accorgi.
Giovanna rise piano, per non farsi sentire.
Giovanna:
Colpa delle lezioni di ballo. Ormai mi muovo anche mentre penso.
Antonio:
Si nota. In senso buono.
Il silenzio della notte sembrava meno vuoto. Le parole scorrevano leggere, senza sforzo, come se si conoscessero da più tempo.
Parlarono di musica, di sogni, di cose semplici. Di quanto fosse strano come certe persone riescano a lasciarti qualcosa dentro anche in poche ore.
Quando Giovanna posò il telefono sul cuscino, l’ultimo messaggio era ancora lì, acceso come una promessa.
Antonio:
Magari una sera mi fai vedere come balli davvero. Senza scuse tecniche.
Giovanna fissava lo schermo del telefono spento, come se potesse riaccendersi da solo. Il messaggio di Antonio le tornava in mente in loop, insieme a mille pensieri che non riusciva a mettere in ordine.
Si sentiva felice. Ma anche inquieta.
Si girò sul fianco, abbracciando il cuscino. E se si fosse fatta un’idea sbagliata? Forse per lui era solo una chiacchierata carina. Forse lei aveva sorriso troppo, ballato troppo, mostrato troppo di sé in poche ore. L’insicurezza le scivolò addosso piano, come una coperta fredda.
Dall’altra parte della città, Antonio era sveglio allo stesso modo. Il telefono sul petto, gli occhi puntati al soffitto. Ripensava a ogni frase scritta, chiedendosi se fosse stato troppo diretto. O troppo vago. Se lei avesse colto davvero quel desiderio sottile che cercava di nascondere.
Gli piaceva Giovanna. Gli piaceva più di quanto fosse pronto ad ammettere. Ma aveva paura di rovinare tutto, di muoversi troppo in fretta e farla allontanare. Era sempre stato così: riflessivo, prudente. Forse troppo.
Giovanna riaccese il telefono. Senza pensarci troppo, scrisse.
Giovanna:
A volte mi chiedo se parlo troppo…
I tre puntini comparvero quasi subito.
Antonio:
Io invece penso di dire sempre troppo poco.
Lei sorrise. Sentì qualcosa sciogliersi dentro.
Giovanna:
Allora magari ci incontriamo a metà.
Antonio:
Mi piacerebbe.
Silenzio. Poi un altro messaggio.
Antonio:
Sei una di quelle persone che ti fanno venire voglia di restare.
Giovanna trattenne il respiro. Il desiderio le salì lento, mescolato a una timida paura. Ma non scappò.
Giovanna:
Allora non andare via.
Quella notte nessuno dei due dormì davvero.
Non perché si fossero detti tutto.
Ma perché, per la prima volta, avevano avuto il coraggio di non nascondersi.

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