Un avvocato senza giustizia
Una storia di pura fantasia
Teresa era un’avvocata brillante, abituata a vincere più con le parole che con i fatti. Non aveva mai avuto particolare interesse per la scuola, né per l’insegnamento. Eppure, un giorno, grazie alla segnalazione di un importante referente politico nazionale, fu nominata presidente di un istituto di formazione senza aver mai sostenuto alcun concorso.
La nomina fece discutere, ma Teresa non se ne curò. Per lei era solo un altro ruolo da esercitare con autorità. Entrò nell' istituto con passo deciso, imponendo subito regole, distanze e silenzi.
Dopo pochi mesi, l’istituto bandì un concorso per assumere nuovi docenti, tra cui un insegnante di sostegno. A presentarsi per quel ruolo fu una sola persona: Marco.
Marco non era un volto nuovo. Era una persona discreta, paziente, sempre pronta ad aiutare. Anche Teresa, più volte, aveva beneficiato della sua disponibilità.
Eppure, Teresa non lo sopportava.
Non sapeva spiegarsi davvero il motivo. Forse era il suo modo gentile, che metteva in luce la sua freddezza. Forse era quella sua capacità di essere apprezzato senza sforzo. O forse, semplicemente, Marco le ricordava tutto ciò che lei non era.
Marco partecipò al concorso e, essendo l’unico candidato, risultò vincitore.
Ma Teresa non accettò quella conclusione.
Dentro di sé, covava un fastidio antico, irrazionale, che con il tempo si era trasformato in una vera e propria avversione. Così prese una decisione silenziosa e crudele.
Contattò la famiglia di una ragazza con disabilità iscritta alla scuola, l’unica che avrebbe giustificato la presenza del docente di sostegno. Con parole sottili, velate di falsa premura, li convinse che forse quella scuola non era il posto giusto per la loro figlia. Insinuò dubbi, prospettò alternative, fino a portarli, lentamente, a ritirare la ragazza.
Senza più studenti da seguire, il posto di sostegno venne annullato.
Marco, vincitore senza premio, rimase fuori.
Non protestò. Non accusò. Si limitò ad andarsene in silenzio, come aveva sempre fatto tutto: con dignità.
Teresa, invece, rimase. Aveva ottenuto ciò che voleva. Eppure, per la prima volta, il suo ufficio le sembrò più vuoto, più freddo. Il potere che aveva esercitato non le diede soddisfazione, ma solo un’eco sorda. Anche se la donna ottenne gli applausi di incoraggiamento di quella classe politica che l'aveva impiegata la come esempio del loro partito politico visto che era segretaria provinciale del PSTD.
Morale:
Il potere usato per ferire gli altri rivela più debolezza che forza. Chi agisce con ingiustizia può vincere nel momento, ma perde qualcosa di più importante: la propria integrità.


Commenti
Posta un commento