Il professore e il curioso caso di Festalandia
C’era una volta, nel piccolo paese di Festalandia, un giovane professore di nome Crispino, famoso più per i suoi discorsi strampalati che per i suoi libri impolverati.
Un giorno Crispino salì sul palco della piazza, proprio accanto alla vecchia Casa della Cultura, che ormai aveva più ragnatele che visitatori, e proclamò con voce solenne:
— Cittadini! Basta con mostre, libri e musei! La vera felicità è nelle feste della birra, nelle sagre della salsiccia, nella musica a tutto volume e nel calcio dalla mattina alla sera!
La folla, con boccali in mano e sciarpe della squadra locale al collo, esplose in un applauso fragoroso.
E da quel giorno a Festalandia nacquero:
- la Festa Internazionale della Birra Spumeggiante,
- la Sagra della Salsiccia Infinita,
- il Festival del Ballo Stonato,
- e il Campionato Comunale di Calcio Continuo (che durava tre mesi senza pause).
All’inizio sembrava il paradiso: musica, risate, panini e partite ovunque.
Ma presto iniziarono i problemi.
La biblioteca chiuse e nessuno sapeva più leggere il regolamento del campionato.
Il museo fu usato come deposito di fusti di birra.
Il teatro divenne uno spogliatoio.
E quando si ruppe il maxischermo per vedere la finale, nessuno sapeva aggiustarlo, perché l’unico tecnico del paese aveva imparato il mestiere… studiando.
Fu allora che la vecchia statua della Cultura, impolverata in un angolo, si svegliò e disse:
— Cari miei, il divertimento è bello… ma senza cultura, chi inventa la musica? Chi scrive le regole del calcio? Chi crea le feste e racconta le storie?
La piazza cadde in silenzio.
Perfino Crispino si fermò, con una salsiccia a mezz’aria.
Capirono tutti che cultura e divertimento non erano nemici, ma fratelli: uno insegna, l’altro fa sorridere.
Così Festalandia riaprì biblioteca, teatro e museo… ma senza rinunciare alla birra, alla musica e al calcio.
E Crispino?
Continuò a fare discorsi strani… ma almeno, prima di parlare, iniziò a leggere qualche libro.
E da allora, nel paese si dice:
“Una festa senza cultura finisce presto,
ma una cultura senza festa è un po’ triste.”

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