Cio che resta. Tredicesimo capitolo. Un uomo per bene
Angelica capì che stava per perdere Giovanna molto prima che qualcuno lo dicesse ad alta voce.
Lo vedeva nei silenzi più lunghi, negli sguardi che scivolavano oltre lei, in quel modo nuovo di stare al mondo: presente, ma distante. Giovanna era ancora lì, ma una parte di lei stava già camminando altrove.
Angelica non la biasimava.
La paura, però, le scavava dentro.
Aveva sempre saputo che l’amore non garantisce il possesso. Eppure, quando aveva preso Giovanna tra le braccia la prima volta, aveva giurato a sé stessa che nulla l’avrebbe portata via. Che avrebbe colmato ogni vuoto prima ancora che diventasse dolore.
Forse aveva sbagliato.
Seduta sul letto, Angelica ripensava alla stanza bianca dell’ospedale. A quella parola non detta, infertilità, che aveva cambiato il corso della sua vita. Giovanna non era arrivata per sostituire qualcosa. Era arrivata per salvarla.
E ora sentiva che quel miracolo le stava sfuggendo tra le dita.
La paura di perderla era una lama sottile. Non urlava. Non sanguinava. Ma tagliava ogni pensiero. Angelica si chiedeva se trattenere Giovanna fosse egoismo. Se lasciarla andare fosse amore.
Ogni volta che Giovanna parlava di Kiev, Angelica annuiva. Sorrideva. La incoraggiava con parole giuste. Ma dentro si stringeva, come una casa che teme di restare vuota.
Non aveva paura di non essere abbastanza madre.
Aveva paura di esserlo stata troppo.
Troppo presente.
Troppo attenta.
Troppo desiderosa di proteggerla da un mondo che, forse, doveva attraversare da sola.
La notte, quando la casa dormiva, Angelica si alzava e passava davanti alla stanza di Giovanna. Ascoltava il suo respiro, come faceva quando era bambina. Si chiedeva se anche le madri biologiche sentissero quel terrore silenzioso, o se fosse un privilegio amaro di chi ha scelto.
Angelica sapeva una cosa sola: amare davvero significava rischiare il vuoto.
Se Giovanna fosse tornata a Kiev, non sarebbe stato un abbandono.
Sarebbe stata una prova.
E quando finalmente ammise a sé stessa la verità, pianse in silenzio, senza farsi sentire da nessuno:
la paura di perderla non avrebbe mai superato l’amore di lasciarla diventare intera.
Perché una madre, anche quando trema, resta.


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