Davanti allo specchio.... Seconda parte. (Un uomo per bene)

"Inside Out" (Dall'interno all'esterno), creata dal fotografo e artista concettuale croato-americano Jerry Uelsmann. 1980. 

Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale, si tratta di un racconto di fantasia dell'autore, incluso i nomi dei personaggi citati. 

Maurizio si svegliò prima dell’alba, come ogni mattina. Il villino era immerso nel silenzio, costruito vent’anni prima con un mutuo che aveva pagato con orgoglio grazie al suo contratto a tempo indeterminato come ingegnere all’ENI. Era la prova concreta di una vita “riuscita”, almeno secondo i criteri del mondo.

Entrò in bagno e si fermò davanti allo specchio. Il riflesso gli restituì il volto di un uomo cinquantenne: i capelli grigi alle tempie, le rughe profonde intorno agli occhi, lo sguardo stanco. Si sentiva invecchiato, triste, in conflitto con tutto e con tutti, nonostante avesse ottenuto ciò che, sulla carta, ogni uomo avrebbe desiderato: una casa, una moglie, stabilità economica, rispetto.

Vent’anni prima lui e Angelica avevano adottato due bambini. Non potevano avere figli, e quel vuoto lo aveva vissuto come una ferita mai rimarginata. Giovanna, però, era diventata il centro silenzioso delle sue ossessioni. Le aveva dato tutto: vestiti, studi, sicurezza. Ma non era riuscito a ottenere l’unica cosa che davvero desiderava: l’amore incondizionato di una figlia.

Maurizio era un uomo severo. Credeva nel vigore, nella disciplina, nell’obbedienza. Voleva una ragazza fedele, composta, una creatura da guidare e controllare. In fondo, voleva un burattino a cui dare ordini, non una figlia capace di scegliere.

Quando Giovanna si era innamorata di Antonio, tutto era crollato. Un uomo più grande di lei, senza un lavoro stabile, e — cosa intollerabile — più amato di lui. Maurizio sentiva quella relazione come un tradimento personale. Antonio aveva violato una linea sacra: si era innamorato di “sua” figlia. Questo non doveva accadere. Mai.

«Io voglio solo il meglio per te», si ripeteva Maurizio. Ma quel meglio doveva passare sempre dal suo controllo.

Si considerava un uomo rispettoso della legge, anche se sapeva di averla piegata più volte. Aveva minacciato Antonio, spacciandosi per un mafioso di Tranto. La sua terra d’origine diventava un’arma: un vanto da usare a proprio vantaggio. Pretendeva regole e rispetto, ma solo quando servivano a rafforzare il suo potere.

Ne aveva parlato anche con suo fratello Pino, parroco di una chiesa a Nicosia. In confessione gli aveva raccontato tutto: le paure, i peccati, la rabbia. Ma spesso finiva per attaccarlo, incapace di accettare giudizi morali. La fede, per lui, era solo un altro strumento di giustificazione.

Quando Giovanna rimase incinta, Maurizio provò emozioni violente e confuse. Era felice. Quella gravidanza risvegliava in lui il desiderio di paternità mai vissuto con Angelica. Ma senza rendersene conto, iniziò a confondere sua figlia con la moglie: vedeva in lei una possibilità di riscatto, un modo per riappropriarsi di ciò che la vita gli aveva negato. Non capiva — o non voleva capire — che il suo ruolo era solo quello di nonno.

Il padre del bambino, Aldo, inizialmente aveva rifiutato quel figlio, poi aveva cambiato idea. Quando chiese di vederlo, Maurizio si oppose. Gli disse freddamente che, se lo voleva, avrebbe dovuto rivolgersi a un bravo avvocato. Ma Aldo non aveva abbastanza soldi. E Maurizio lo sapeva.

Questo lo rendeva soddisfatto. Il denaro era la sua vera forza. Con i soldi si poteva comprare tutto: protezione, silenzi, persone. Con i soldi si poteva schiacciare chi stava sotto.

Anche il matrimonio con Angelica non era nato dall’amore. Lei era un’insegnante, sì, ma soprattutto possedeva beni: una casa in campagna, una casa al mare, terreni. La “roba”, come la chiamava lui, era fondamentale. La ricchezza materiale era sicurezza, potere, identità.

Col tempo, però, orgoglio e denaro erano diventati i suoi veri padroni. Maurizio obbediva a loro, non più a se stesso. Ogni scelta, ogni gesto, ogni imposizione serviva solo a nutrire l’illusione di essere ancora un uomo forte, rispettato, invincibile.

Davanti allo specchio, quella mattina, capì — anche se non lo avrebbe mai ammesso — di aver costruito una vita perfetta fuori e vuota dentro. Aveva tutto. Tranne ciò che non si può comprare: l’amore, la libertà degli altri, e la pace con se stesso.

Morale 

Il potere, il denaro e il controllo non possono sostituire l’amore autentico. Quando un genitore confonde il possesso con l’affetto e l’autorità con il rispetto, finisce per distruggere proprio ciò che dice di voler proteggere. Maurizio crede di garantire sicurezza e “il meglio”, ma in realtà usa la paura, la ricchezza e le regole come strumenti per colmare i propri vuoti interiori.

Il racconto mostra che i figli non sono un risarcimento per le mancanze della vita né un’estensione dell’ego dei genitori: sono persone libere. Chi tenta di comprarne l’amore o di governarne le scelte resta solo, prigioniero del proprio orgoglio. La vera ricchezza non è ciò che si possiede, ma ciò che si è capaci di donare senza pretendere obbedienza o riconoscenza.

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