A metà strada. Ultimo capitolo, Un uomo per bene

 


La proposta arrivò come arrivano le cose che cambiano una vita: in modo semplice, quasi casuale.

Un produttore musicale aveva ascoltato il brano. Voleva incontrare Antonio e Ambra a Milano. Parlava di contratti, di distribuzione, di possibilità concrete. Ambra era raggiante, Antonio incredulo. Quel dolore nato sulle rive dell’Imera aveva trovato una voce, e ora quella voce chiedeva spazio nel mondo.

Decisero di partire insieme. Aeroporto di Palermo, Falcone e Borsellino. Un punto di partenza. Forse anche di arrivo.

Nello stesso tempo, in un’altra casa, Giovanna fissava lo schermo del computer con il cuore che batteva forte. Una email. Oggetto: Convocazione.
Una scuola superiore, in una provincia del Nord Italia, indefinita ma reale. Aveva inviato la messa a disposizione ovunque, senza sperare troppo. E invece, ora, qualcuno la chiamava davvero.

Accettò senza pensarci troppo. Forse perché dentro di lei aveva già deciso da tempo.
Fece i bagagli in silenzio. I suoi erano in gita. Nessuna spiegazione, nessun confronto. Prese Michele, lo vestì con calma, come se ogni gesto fosse una carezza al futuro. Lo tenne stretto mentre chiamava un taxi.

Durante il viaggio verso l’aeroporto guardava scorrere la città dal finestrino. Le strade, le rotonde, i palazzi familiari che diventavano lentamente estranei. Accarezzava i capelli di suo figlio, che dormiva sereno, ignaro di tutto. Ogni tanto gli sfiorava la guancia con le dita, come per dirgli: sto facendo questo per noi.

All’aeroporto il tempo sembrava dilatarsi. Il controllo bagagli, le voci metalliche degli altoparlanti, l’odore di caffè e partenze. Giovanna sentì il bisogno di andare in bagno. Si fermò un istante, poi alzò lo sguardo.

Da lontano li vide.

Antonio.
Ambra.

Il cuore le saltò in gola. Istintivamente si guardò alle spalle. Poi si fermò. Non c’era nessuno da temere. Nessuna ombra. Nessun controllo. Solo lei, finalmente libera.

Fece qualche passo avanti. La voce le tremava appena.

«Antonio.»

Lui si girò. E sorrise.
Quel sorriso. Quegli occhi castani che non avevano mai dimenticato.

Giovanna rimase, come sempre, stregata. Gli porse la mano, d’istinto. Antonio non la prese. Con un gesto naturale, le presentò Ambra. Ambra sorrise, capì subito. Capì tutto.

Parlarono. Poche parole, vere. Milano. La casa discografica. Il contratto. E poi la scuola, perché Antonio spiegò che avrebbe iniziato a lavorare come docente in un istituto superiore.

«Allora diventiamo colleghi,» disse Giovanna, con un sorriso che conteneva anni di attesa.

Antonio rise. Una risata piena, finalmente leggera.

Lei gli raccontò dell’incarico appena accettato. Di una scuola. Di un Nord che li aspettava entrambi, anche se non lo sapevano.

«Può darsi che più avanti,» disse lei, abbassando un attimo lo sguardo, «se non sei troppo impegnato a scrivere canzoni… ci potremmo vedere a metà strada.»

Antonio la guardò, poi disse piano:
«Possiamo iniziare anche adesso.»

La prese per la mano. Senza paura. Senza passato che pesasse. E la baciò.

Giovanna gli mise le mani attorno al collo. Si baciarono così, semplicemente, mentre Ambra li guardava divertita, con gli occhi di chi sa riconoscere l’amore quando lo vede.

Si staccarono solo per respirare.
Giovanna lo fissò, gli occhi lucidi, il sorriso vivo.

«Baciami di nuovo, scemo.»

E in quell’aeroporto, tra partenze e nuovi inizi, il tempo smise di dividere ciò che aveva sempre cercato di ritrovarsi.

Commenti

Post più popolari