Nel nome della violenza. Il posto occupato.

 


Quando Roberto tornò all'ospedale, si fermò per qualche secondo nel parcheggio prima di entrare. Quel luogo gli riportava alla mente episodi che avrebbe preferito dimenticare, ma quel giorno fu un'altra cosa ad attirare la sua attenzione.

Vide Luca scendere da una Audi nuova di zecca. L'auto brillava sotto il sole e sembrava quasi chiedere di essere notata. Poco più in là, però, c'era una vecchia utilitaria che Roberto conosceva bene. Aveva sentito dire che era stata acquistata soltanto per una ragione: lasciare occupato un parcheggio vicino all'ingresso.

La cosa gli apparve talmente assurda da strappargli un sorriso. Comprare una macchina per usarla raramente, pagare assicurazione, bollo e manutenzione solo per evitare che qualcun altro prenda quel posto. Nel frattempo c'era l'Audi da esibire e, quando capitava, anche l'auto della fidanzata Sofia. Roberto osservò quella scena e non riuscì a decidere se fosse più comica o triste.

Continuò a camminare e si ritrovò a riflettere su quanto l'orgoglio possa spingere una persona a cercare continuamente conferme all'esterno. Non era una questione di automobili. Quelle erano soltanto il simbolo di qualcosa di più profondo: il bisogno di mostrarsi sempre un gradino sopra gli altri.

Il pensiero corse poi ad Andrea, il fratello di Luca. Per anni aveva lavorato come salumiere in un supermercato, ma aveva una strana abitudine che non tutti apprezzavano. Amava esibirsi con coltelli e utensili da lavoro come se si trovasse su un palcoscenico. Li faceva roteare tra le mani, eseguiva movimenti spettacolari e piccole acrobazie che lui considerava innocue, ma che finivano per mettere a disagio molti clienti. Alcuni ridevano, altri invece si allontanavano preoccupati. Alla lunga quelle esibizioni crearono malumori e l'azienda decise di interrompere il rapporto di lavoro.

Dopo quell'esperienza Andrea cercò un'altra occupazione, ma la sua reputazione lo precedeva. Trovare qualcuno disposto ad assumerlo non fu semplice. Così prese una decisione: mettersi in proprio. Aprì un negozio di alimentari con annessa salumeria e macelleria, investendo tutte le sue energie nella nuova attività. Era un modo per ricominciare e dimostrare di poter fare affidamento soltanto sulle proprie forze.

Andrea, però, conservava quel bisogno di essere notato che Roberto gli aveva sempre visto addosso. Anche in chiesa non passava inosservato. Arrivava con passo sicuro, salutava tutti e, al momento della raccolta delle offerte, lasciava spesso una banconota ben visibile. Dieci, venti euro o anche qualcosa in più. Un gesto che poteva nascere da sincera generosità, ma che agli occhi di molti sembrava accompagnato dal desiderio di essere osservato e apprezzato.

Roberto non si sentiva in diritto di giudicare nessuno. Tuttavia, osservando quelle situazioni una accanto all'altra, gli sembrava di intravedere un tratto comune: la ricerca costante di approvazione.

Fu allora che gli tornò in mente una vecchia favola.

Un asino sosteneva con assoluta convinzione che l'erba fosse blu. Una tigre cercò inutilmente di spiegargli che era verde. La discussione andò avanti fino a quando i due decisero di rivolgersi al leone. Con stupore della tigre, il re della foresta diede ragione all'asino. Quando la tigre protestò, il leone le spiegò che il problema non era il colore dell'erba. Il vero errore era stato perdere tempo a discutere con qualcuno che non cercava la verità, ma soltanto la conferma delle proprie convinzioni.

Mentre raggiungeva l'ingresso dell'ospedale, Roberto comprese perché quella storia gli fosse tornata in mente proprio allora. Ripensò a certe discussioni del passato, alle parole spese per convincere chi non aveva alcuna intenzione di ascoltare, alle energie consumate nel tentativo di far prevalere il buon senso.

La lezione era semplice: non tutte le battaglie meritano di essere combattute. Esistono persone per le quali avere ragione conta più che capire. Con loro ogni confronto è destinato a trasformarsi in un muro contro cui sbattere inutilmente.

Prima di entrare, Roberto si voltò ancora una volta verso il parcheggio. Da una parte c'era l'Audi lucida, dall'altra l'utilitaria lasciata a custodire un posto vuoto. Gli sembrò l'immagine perfetta di una certa idea della vita: spendere risorse, energie e tempo per proteggere un'apparenza.

Scosse la testa e sorrise.

Forse il vero prestigio non consisteva nel possedere qualcosa in più degli altri. Forse consisteva nel non avere bisogno di dimostrare continuamente il proprio valore.

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